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L’IMMIGRAZIONE CAMERUNENSE IN ITALIA: Una ricerca analitica di Raymond Siebetcheu

I camerunensi: ‘primi della classe’ negli atenei e pionieri in ambito imprenditoriale.

Il Camerun è un paese bilingue (francese e inglese) dell’Africa centrale con una popolazione di circa 20 milioni di abitanti. Chiamato anche ‘triangolo nazionale’ per la sua forma geografica, questo paese si contraddistingue da sempre per la sua tradizione intellettuale, con un tasso di alfabetizzazione che si aggira intorno a 80% (tra le più alte percentuali del continente) secondo i dati dell’Unicef.

L’interesse per lo studio da parte dei camerunensi sembra non essere calato neanche quando a causa della crisi economica che colpì duramente il paese negli anni Novanta il governo decise di sospendere la gratuità dell’iscrizione nelle università statali e buona parte delle borse di studio per gli studenti. Tuttavia, nello stesso periodo, si assisté ad un boom migratorio degli studenti verso l’Occidente, dovuto probabilmente al sistema universitario locale sempre più carente.

Prima di questa ondata migratoria, già all’indomani dell’indipendenza, la Francia e la Gran Bretagna in particolare, in quanto ex paesi colonizzatori, iniziarono ad accogliere un flusso regolare, ma molto ridotto all’inizio, dei camerunensi (di solito nell’ambito della formazione accademica e/o professionale in vista dell’inserimento di un personale qualificato nella funzione pubblica di questo paese africano). Forte dei vantaggi logistici (borse di studio, residenze universitarie, etc.) e accademici (qualità della didattica, opportunità di lavoro dopo gli studi, etc.) del suo sistema universitario, l’Italia, dopo la Germania, ed esclusi i due ex paesi colonizzatori, è probabilmente il paese europeo che ha attratto il più gran numero di camerunensi in Europa nell’ultimo ventennio. 

Secondo il 21° Dossier Statistico Immigrazione curato dalla Fondazione Migrantes e la Caritas italiana, il Camerun è il:

43° paese in Italia con il maggior numero di residenti;

1° paese dell’Africa centrale e meridionale dal punto di vista demografico.

Nel 2011, si contavano 10.324 camerunensi in Italia, tra cui 4.865 femmine e 5.459 maschi, ossia il 0,22 % della popolazione straniera in Italia.

La maggior parte dei camerunensi (oltre 97%) è concentrata nelle regioni del Centro-Nord. Le province italiane con il più gran numero di immigrati di questo paese sono rispettivamente:

● Torino (699);

● Perugia (677);

● Padova (644);

● Roma (605);

● Bologna (599)

● Milano (597).

La regione camerunense da cui proviene il maggior numero degli immigrati è quella occidentale che attira  circa il 70% del totale. In questa regione è presente l’etnia bamiléké, conosciuta in tutto il paese, oltre alla sua devozione per il commercio, anche per la sua dedizione allo studio e alla ricerca.

Le prime cinque tipologie di visto rilasciate dall’Ambasciata italiana in Camerun nel 2010 sono:

● turismo (632);

● studio (482);

● affari (403);

● ricongiungimento familiare (269);

● lavoro (132).

Ma le tipologie che influenzano maggiormente l’assetto socio-linguistico italiano sono lo studio, il ricongiungimento familiare e il lavoro perché garantiscono un radicamento duraturo sul territorio attraverso progetti migratori a medio o lungo termine.Al di là di questi dati demografici, molto modesti rispetto ad altri paesi, la forza dell’immigrazione camerunense risiede a livello accademico. Come si può osservare in tutti paesi del mondo dove sono presenti, anche in Italia i camerunensi si contraddistinguono dalla loro integrazione intellettuale.

 

Dopo due decenni d’immigrazione, l’Ambasciata d’Italia in Camerun ha rilasciato circa 4.000 visti di studio. Accanto a questo numero, è utile considerare anche i camerunensi che vengono da altri paesi o che pure arrivando dal Camerun con un altro tipo di visto decidono di studiare in Italia.

In base a questa tendenza, si osserva che circa il 70% dei camerunensi in Italia è studente o è arrivato per motivo di studio. Con una percentuale del 3,9% sul totale degli studenti stranieri  in Italia, il Camerun si colloca alla quinta posizione dei paesi demograficamente più importanti dietro all’Albania, la Cina, la Romania e la Grecia.

Se questi paesi devono il loro primato alla vicinanza geografica, all’appartenenza all’UE, e agli scambi culturali (il caso specifico della Cina), la distanza geografica tra l’Italia e il Camerun così come l’assenza di Accordo di cooperazione culturale tra i due paesi rivelano che la presenza degli studenti camerunensi in Italia deriva da una scelta consapevole e motivata dalla radicata e duratura tradizione intellettuale che accompagna il Camerun da diversi decenni e che lo colloca oggi tra i paesi stranieri con il maggior numero di laureati nelle università italiane.

Dal 2003 al 2009, come rileva il Dossier Statistico Immigrazione 2011,  il numero dei laureati camerunensi in Italia si aggirava intorno a 1.250 unità. E nel 2009, 4,7% dei laureati stranieri erano di origine camerunense. Le principali università italiane frequentate dai camerunensi erano rispettivamente:

Politecnico di Torino (219 iscritti, con una percentuale di 6,7% sul totale);

Università di Parma (213 iscritti, con una percentuale di 15,3% sul totale);

Università di Bologna (205 iscritti, con una percentuale di 4,3% sul totale);

Università di Modena-Reggio Emilia (171 iscritti, con una percentuale di 18% sul totale);

Università di Torino (162 iscritti, con una percentuale di 5,1% sul totale).

Dall’anno accademico 2003-2004 all’anno accademico 2010-2011, gli ambiti di studio che hanno interessato i camerunensi erano rispettivamente:

Medicina (604 studenti);

Scienze economiche e bancarie (516);

Ingegneria dell’informazione (458);

Scienze infermieristiche (380);

Scienze farmaceutiche (186);

Ingegneria industriale (177).

Durante lo stesso periodo, l’immigrazione intellettuale camerunense ha prodotto 388 ingegneri, 222 esperti in economia, 192 medici, 47 farmacisti, numerosi esperti in comunicazione, in mediazione linguistica e culturale e in ben altri settori.

E’ utile osservare che l’integrazione dei camerunensi nella società italiana è agevolata dalla forte diffusione della lingua italiana in Camerun e dalla presenza delle certificazioni di  italiano come lingua straniera che consente loro di accedere direttamente nelle università italiane senza seguire un altro percorso linguistico. Il Camerun è in questo senso l’unico paese africano con le 4 certificazioni di italiano come lingua straniera (CELI, Università per Stranieri di Perugia; CILS, Università per Stranieri di Siena; IT, Università di Roma 3; PLIDA, Società Dante Alighieri) e il paese africano con il maggior numero di candidati a questi esami di certificazione.

Dopo il loro percorso accademico, i camerunensi s’investono nel sistema professionale italiano, anche se secondo un’indagine condotta recentemente presso la comunità universitaria camerunense e illustrata nel già citato Dossier Statistico Immigrazione 2011, si osserva che una piccola percentuale vorrebbe proseguire gli studi altrove (principalmente in Canada o negli USA).
Per chi decide di rimanere in Italia i settori di interesse sono ripartiti come segue:
il terziario, il settore di predilezione, che coinvolge 77% dei camerunensi. La salute, l’informatica, le telecomunicazioni, la banca e le finanze sono le principali aree di interesse. A queste si può aggiungere
il turismo (ristorazione, alberghiero) e il trasporto;
il secondario, con meno di 1/5° dei camerunensi;
il primario che coinvolge solo 2,5% dei camerunensi.

Nel 2009, si contavano 274 imprenditori camerunensi in Italia. Molti di questi sono anche pionieri nei loro settori. Ricordiamo ad esempio che le prime banche per immigrati in Italia sono state create grazie allo spirito di innovazione e di creatività dei camerunensi:
il ‘patriarca’ Otto Bitjoka, imprenditore e primo banchiere extracomunitario nella storia del credito italiano, è l’attuale vice presidente di ‘Extra Banca’;
il medico gastroenterologo Francis Nzepa Sietchiping, titolare di un master in Business administration alla Bocconi di Milano, è l’ideatore della ‘Banca Etica’ della diaspora africana;
la prima radio multietnica in Italia (Radio Asterisco) fu creata da due giornalisti camerunensi: Raymond Dassi e Faustin Akafack;
Genéviève Makaping, scrittrice e docente universitaria, è dal suo canto la prima giornalista immigrata a dirigere un quotidiano italiano (La Provincia consentina).

Questi risultati accademici e professionali così come questo investimento sul territorio italiano hanno anche degli effetti sullo sviluppo socio-economico e culturale del Camerun. Possiamo osservare tali ricadute ad esempio attraverso le rimesse, effettuate tramite gli istituti di credito (meno del 2% rispetto al totale delle rimesse verso tutta l’Africa), e tramite i canali informali. Ad esse si aggiungono anche i doni materiali, i progetti di cooperazione in vari settori (salute, educazione, sociale, ecc.).

Nell’ambito della già citata indagine, effettuata su un campione di 50 informanti, tra studenti e studenti-lavoratori, selezionati in base al sesso, al tipo di corso, all’anno di studio e al tempo di permanenza in Italia, il 40% degli intervistati è pronto a tornare in Camerun dopo il percorso accademico, anche se la data precisa non viene indicata.

Tutto lascia pensare, però, che questi intendono tornare in Camerun solo quando avranno delle garanzie  sociali solide e una situazione economica stabile che consentono loro di inserirsi nel sistema camerunense, eventualmente con la possibilità di investirsi con le loro attività imprenditoriali. Idea, questa, che consentirebbe loro di proporre liberamente l’esperienza maturata in Italia. In attesa del ritorno definitivo, molti lavoratori contribuiscono allo sviluppo del paese attraverso progetti seguiti a distanza o attraverso viaggi frequenti in Camerun.

Oltre allo studio, alla competenza plurilinguistica e alle posizioni professionali apicali, la linea di demarcazione dell’immigrazione camerunense in Italia si fonda anche sull’associazionismo. La diversità geolinguistica e socioculturale che caratterizza questo paese, chiamato per l’appunto ‘Africa in miniatura’, porta i suoi figli ad organizzarsi in diverse tipologie di associazioni (studentesche, professionali, culturali, sportive, per città di residenza in Italia, per villaggi o regioni di provenienza in Camerun, ecc.).

Le attività dell’ ‘Associazione Haut Nkam’ di Perugia, dell’ ‘Associazione Baleveng di Padova’, dell’ ‘Associazione degli studenti camerunensi di Milano’ sono, insieme all’ ‘Associazione dei farmacisti camerunensi d’Italia’ e al grande lavoro di mediazione linguistica e culturale del ‘decano’  Ndjock Ngana Yogo a Roma, solo alcuni esempi di quanto la comunità camerunense riesca ad integrarsi nel sistema-Italia e nello stesso tempo ad essere utile per il suo paese.

Dal punto di vista politico, i camerunensi hanno a cuore l’attività politica del loro paese e lo dimostrano sia attraverso le discussioni calde che animano le loro associazioni e i loro incontri informali sia partecipando alle consultazioni elettorali indette nel paese. In questo senso, nonostante il forte clima di astenzione diffuso sia nel paese sia nelle comunità della diaspora in tutto il mondo, gli immigrati camerunensi hanno avuto la possibilità di votare in Italia durante le ultime elezioni di ottobre 2011 per scegliere il loro presidente della repubblica. Riguardo all’attività politica italiana, i camerunensi naturalizzati italiani, dal momento in cui non è ancora riconosciuto il diritto di voto e di rappresentanza politica agli immigrati, sono ugualmente implicati nella vita pubblica e politica delle città in qui vivono.

L’esempio emblematico è legato all’impegno del già citato Raymond Dassi, oggi Assessore alla qualità dell’integrazione presso il comune di San Lazzaro di Savena nella provincia di Bologna. Il ‘principe delle montagne Baloum’ (villagio della regione dell’Ovest del Camerun da cui è originario Raymond Dassi), come gli piace essere chiamato, è competente per varie funzioni quali, la cooperazione internazionale, la partecipazione, le politiche dell’integrazione, i progetti web, i sistemi informatici e il volontariato.

E’ opportuno segnalare che Dassi è il primo assessore di origine straniero in tutta l’Emilia Romagna, assieme a Youssef Salmi di origine marocchina. Ma i camerunensi di tutta Italia sono orgogliosi di considerarlo simbolicamente come il loro portavoce nella politica italiana, anche se si deve occupare dei problemi di tutti gli immigrati e degli italiani.

E’ opportuno aggiungere che anche il calcio è un vero ‘ambasciatore’ del Camerun in Italia. Sono tre i fattori che hanno agevolato tale situazione:

l’immagine di questo paese è, infatti, rimasta ‘incisa’ nel cuore degli italiani anche grazie ai mondiali del 1982 in Spagna dove l’Italia, prima di vincere la coppa, pareggiò appunto con il Camerun nella fase a gironi;

grazie ai mondiali del 1990 in Italia e alla bella prestazione dei Leoni Indomabili del Camerun, arrivati fino ai quarti di finali (la prima squadra africana nella storia), oggi provenire dal Camerun significa in modo metonimico per gli italiani appartenere al paese di Roger Milla e di Thomas Nkono, due leggende del calcio camerunense;

la recente ed impressionante esperienza calcistica di Samuel Eto’o in Italia ha ulteriormente ravvicinato gli italiani dai camerunensi.

Se la questione della fuga dei cervelli continua a fare scorrere fiumi d’inchiostro, l’immigrazione camerunense in Italia, seppur molto contenuta dal punto di vista demografico anche se per il Camerun costituisce un ‘brain brain’ importante, nel dare il suo contributo in Italia e nell’essere un valore aggiunto, è una dimostrazione di quanto non debba essere la presenza massiccia degli immigrati, attraverso le sue ricadute negative nelle dinamiche sociali quali la paura e la diffidenza, a ‘fare la notizia’.

Come per gli altri immigrati, l’immigrazione camerunense costituisce una risorsa non solo per l’apporto economico, ma soprattutto per la ricchezza plurima che favorisce il plurilinguismo e l’internazionalizzazione in Italia, con il nuovo assetto sociale che ne deriva. In un contesto italiano dove sembra ancora primeggiare la valenza emergenziale del fenomeno migratorio in riferimento alle cosiddette  ‘cinque P’ dei lavori affidati agli immigrati (precari, pericolosi, poco pagati, pesanti, penalizzati) l’esempio del ‘modello camerunense’ d’integrazione appena illustrato può essere interpretato come une chiave di lettura valida per altre comunità immigrate in Italia.

Raymond Siebetcheu Y.

Esperto in comunicazione interculturale

 

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