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RIFORMA DELLA SCUOLA: Cosa cambia (o non cambia) per gli alunni stranieri?

Più italiano per gli stranieri! 

Dallo studio della lingua all’educazione interculturale, passando per l’istruzione degli adulti. Ecco cosa prevede il testo approvato dal Parlamento. Si parla anche di alunni stranieri, siano essi bambini, ragazzi e adulti, nella riforma dell’istruzione approvata oggi definitivamente dal Parlamento. Accenni sparsi qua e là in un testo che non pare aver dato lo spazio necessario al nuovo volto multiculturale delle nostre scuole. 

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Innanzitutto,  la riforma inserisce “obiettivi formativi prioritari” che devono essere perseguiti dalle scuole, anche “alfabetizzazione e perfezionamento dell’italiano come lingua seconda”. Come? Attraverso “corsi e laboratori per studenti di cittadinanza o di lingua non italiana, da organizzare anche in collaborazione con gli enti locali e il terzo settore, con l’apporto delle comunità di origine, delle famiglie e dei mediatori culturali”.

Sempre tra quegli obiettivi prioritari compare anche lo “sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture”. Temi fondamentali che hanno proprio nelle scuole un laboratorio importante, considerato che tra i banchi siedono circa 800 mila figli di immigrati provenienti dai quattro angoli del mondo.

Il testo approvato oggi parla poi di immigrati arrivati in Italia già da grandi. In particolare, prevede un monitoraggio da parte del ministero dell’Istruzione dell’ offerta formativa e dell’ampliamento delle attività dei centri di istruzione per adulti, anche “per favorire la conoscenza della lingua italiana da parte degli stranieri adulti”.

La riforma non approfondisce altri aspetti importanti relativi agli alunni stranieri. Non parla, ad esempio, di quote, massime o minime, per distribuirli nelle classi evitando ghetti, né delle “classi ponte” proposte a volte per il loro inserimento Mancano anche accenni alla formazione e all’asssunzione di docenti di italiano come seconda lingua (il cosiddetto “italiano L2”), che sono ancora in attesa di una classe di concorso.

Le scuole più multietniche, però, potranno contare su qualche insegnante in più. Il potenziamento di organico (50 mila docenti) previsto dalla riforma, andrà infatti distribuito per il 90% in base al numero di iscritti, ma per il 10% in base ad altri criteri come ad esempio il tasso di dispersione scolastica o, appunto, la presenza di alunni stranieri. 

Stranieriinitalia.it

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