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CITTADINANZA SPORTIVA: Ok della Camera. I figli degli immigrati come i figli degli italiani

Sportivi d’Italia! 

Niente più differenze per il tesseramento dei giovani atleti e per la partecipazione a gare e campionati. Solo la Lega Nord vota contro. 

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Sì di Montecitorio alla cittadinanza sportiva. Aspettando un riforma vera che dica che chi cresce in Italia è italiano. I figli degli immigrati saranno uguali ai figli degli italiani, almeno sui campi di calcio, sulle piste d’atletica e nelle palestre dove si allenano ogni giorno insieme ai loro coetanei. Potranno infatti essere tesserati per la pratica agonistica, oltre che partecipare a competizioni nazionali e internazionali, puntando alla vittoria in maglia azzurra come chi ha già la cittadinanza tricolore.

È un piccolo passo significativo quello fatto ieri alla Camera dei Deputati, dove è stata approvata la proposta di legge “Disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva”. Ora si attende il sì del Senato.

Il testo prevede  che i minori stranieri “regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva conle stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani“. Il tesseramento resterà valido anche “dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana” da parte di chi ha presentato domanda.

È un atto di grande civiltà. È una legge che elimina le differenze, almeno nello sport” commenta Bruno Molea, deputato di Scelta Civica primo firmatario della proposta. “E’ un grande risultato che rende giustizia ai giovani stranieri, nati o cresciuti nel nostro Paese i quali potranno finalmente seguire amici e coetanei italiani nell’attivita’ sportiva agonistica senza ostative legate al possesso della cittadinanza. Si pone cosi’ fine ad un’ingiustizia del tutto inammissibile e discriminatoria, che vedeva questi minori andare a scuola con i nostri figli, ma spesso non poter condividere con loro la possibilita’ di fare sport a livello agonistico”.

Il testo è passato a larghissima maggioranza: 422 sì, appena 12 no. Gli unici a votare contro sono stati i deputati della Lega Nord.

Parte dell’iniziativa che sta alla base di questa proposta di legge, lo ius soli, è una sorta di cavallo di Troia per riuscire ad arrivare dove volete arrivare: dare lo ius soli a tutti coloro che nascono sul nostro territorio, cosa che noi, invece, non condividiamo” ha spiegato in Aula il leghista Roberto Simonetti. Un suo emendamento, respinto, voleva obbligare le società sportive a impiegare almeno “il 70% di atleti di nazionalità italiana” in competizioni, campionati e tornei.

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