Africa Nouvelles

Accidenti agli incidenti! 

I lavoratori domestici, colf, badanti e baby sitter, assunti regolarmente e per i quali vengono effettuati i versamenti dei contributi all’INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale), hanno diritto ad usufruire delle indennità relative all’assicurazione per infortuni o per malattie professionali. 

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I contributi previdenziali versati includono, per una parte, una quota destinata all’Inail per coprire eventuali infortuni (o malattie professionali) verificatisi in occasione dello svolgimento del rapporto di lavoro. L’inail, infatti,  è tenuta a pagare al collaboratore domestico che si è infortunato un’indennità durante il suo periodo di astensione al lavoro a causa dell’infortunio subito. 

Quando il lavoratore domestico subisce un infortunio deve comunicarlo tempestivamente al proprio datore di lavoro il quale è tenuto a presentare la denuncia di infortunio all’Inail entro 2 giorni dal ricevimento del primo certificato medico o dell’eventuale referto del pronto soccorso. 

Solo in caso  di pericolo di morte l’invio della denuncia all’Inps deve essere effettuato tassativamente entro 24 ore, anche utilizzando un telegramma o un fax. 

Attenzione però: l’obbligo di denuncia all’Inail non scatta se l’infortunio è considerato guaribile entro  3 giorni (escluso il giorno dell’infortunio). In questa ipotesi, il  datore di lavoro è tenuto comunque a corrispondere alla lavoratrice la retribuzione pattuita, compresa l’eventuale indennità di vitto e alloggio. 

Come si presenta la denuncia all’Inail? 

Il datore di lavoro deve innanzitutto munirsi del modulo “4bis PREST” scaricabile anche dal sito dell’Inail e compilarlo in ogni sua parte. 

Una volta compilato il modulo, questo potrà essere consegnato direttamente alla sede Inail competente ),  spedito tramite raccomandata a/r. o inviato per mail all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’Inail.  Nel modulo andranno indicati i dati relativi  al  certificato  medico  gia'   trasmesso   direttamente  dal  medico  o  dalla struttura sanitaria che ha prestato le prime cure. 

Il datore di lavoro dovrà, in aggiunta, trasmettere la copia della denuncia infortunio inviata all’Inail, all’Autorità di Pubblica sicurezza (Commissariato di Polizia, Questura, o, per i comuni in cui mancano, il Sindaco) del comune in cui è avvenuto l’infortunio. 

In caso di mancata, inesatta o tardiva denuncia, è prevista l'applicazione di una multa amministrativa che va da un minimo di € 1.290,00 fino ad un massimo di € 7.745,00, elevabili dall’Inail o dall’Autorità di Pubblica sicurezza in alcuni casi.

Avv. Mascia Salvatore

 

Così se la prendono nel... "ku klux klan"! 

Gli hacker di Anonymous pubblicano una lunga lista con le identità degli affiliati all’organizzazione razzista. "Una forma di resistenza alle loro violenze e intimidazioni". 

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Dopo l’antipasto servito qualche giorno fa, ieri gli hacker di Anonymous hanno svelato online le identità di centinaia di presunti affiliati al Ku Klux Klan, l’organizzazione che predica la supremazia dei bianchi a scapito di altre minoranze e che si è spesso macchiata di violenti atti razzisti.

L’”Operation kkk 2015”, ribattezzata anche “hoodoff” ("giù i cappucci"), ha impegnato per quasi un anno gli anonimi smanettoni, che hanno scandagliato siti e forum di discussione degli affiliati, riuscendo a risalire a chi si nascondeva dietro i veri nomi dei frequentatori. Il risultato è una lista di nominativi e profili social, corredati spesso dall’alias utilizzato e dal grado ricoperto all’interno del KKK.

Alcuni membri di questa lista sono persone abbastanza pericolose, sociopatiche” ammonisce Anonymous, che ha pubblicato anche i loro luoghi di ritrovo sui social, Google + o Facebook. C’è poi una mappatura dei “gruppi d’odio del Ku klux Klan” in ben 25 Stati, a dimostrazione della penetrazione dell’organizzazione che si presenta come una rete di cellule indipendenti accomunate dal marchio KKK e dall’ideologia razzista.

Noi difendiamo la libertà di pensiero e di parola – specificano gli hacker - questa operazione non riguarda le idee dei membri del KKK, ma i comportamenti di membri del KKK che hanno tratti del terrorismo. Consideriamo la diffusione di questi dati una forma di resistenza alla violenza e alle tattiche di intimidazione utilizzate contro la società da veri membri di gruppi del Ku Klux Klan attraverso la storia

 Stranieriinitalia.it

Immigrati inclusi! 

Partono nuovi contributi economici a famiglie, anziani e disoccupati. La cittadinanza non conta, ma servono almeno 5 anni di residenza in Regione. 

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♦ Abolizione del ticket sanitario;

♦ Bonus bebè tra 800 e 1000 euro dal secondo figlio in poi;

♦ Contributo da 800 euro per pagare l’affitto;

♦ Voucher da 400 euro al mese per un anno ad anziani e disabili;

♦ Contributo da 300 euro al mese per sei mesi ai disoccupati.

Sono le 5 misure sperimentali del "reddito di autonomia", con cui la Regione Lombardia vuole aiutare chi è in difficoltà. Misure varate oggi dalla giunta guidata da Roberto Maroni e che non distingueranno tra italiani e stranieri, prevedendo però (tranne che per l’abolizione del ticket) un requisito di almeno 5 anni di residenza in Regione che di fatto penalizzerà gli ultimi arrivati.

"Il significato di questa innovativa iniziativa - ha sottolineato Maroni presentando le misure - è rendere autonomi i cittadini lombardi dallo stato di bisogno. Abbiamo messo 50 milioni per gli ultimi tre mesi del 2015 e 200 per il 2016". Una cifra che dal Pirellone promettono di aumentare se dalla prossima legge di Stabilità arriveranno fondi aggiuntivi per la Lombardia.

Le 5 misure del “reddito si autonomia” avranno partenze scaglionate tra oggi e il 1 dicembre. Ecco come vengono illustrate in una scheda diffusa dalla Regione Lombardia:

ZERO TICKET SANITARIO -

Prevista l’abolizione, per le famiglie, del cosiddetto ‘superticket’ per le prestazioni ambulatoriali, che in Lombardia può arrivare fino a 30 euro.

♦ Reddito familiare imponibile: fino a 18.000 euro

♦ Decorrenza: dal 15 ottobre 2015

♦ Modalità di accesso: autocertificazione del reddito imponibile

♦ Destinatari (su base annua): circa 500.000 famiglie (1.250.000 cittadini)

♦ Dal primo gennaio 2016, compatibilmente con le disponibilità finanziarie, introduzione del ‘quoziente familiare’ secondo il modello francese.

BONUS BEBÈ -

Contributo economico una tantum di 800 euro per i secondi nati e di 1.000 euro dal terzo figlio.

♦ Reddito ISEE di riferimento: fino a 30.000 euro

♦ Decorrenza: dalla mezzanotte dell’8 ottobre 2015

♦ Modalità di acceso: a richiesta, a seguito di comunicazione di Regione Lombardia su segnalazione dell’ospedale di nascita - Destinatari (su base annua): 26.000 secondogeniti più 10.000 secondogeniti e oltre

♦ Requisiti: residenza in Lombardia da almeno 5 anni

BONUS AFFITTI -

Contributo economico una tantum di 800 euro, rivolto alle famiglie in condizione di fragilità socioeconomica, residenti nei Comuni ad elevata tensione abitativa (155 Comuni).

♦ Reddito ISEE/FSA (Fondo Sostegno Affitti) di riferimento: tra 7.000 e 9.000 euro

♦ Decorrenza: dal 1 novembre 2015

♦ Modalità di accesso: bando regionale

♦ Destinatari (su base annua): 6.000 famiglie

♦ Requisiti: residenza in Lombardia da almeno 5 anni

ASSEGNO DI AUTONOMIA -

Voucher di 400 euro al mese, per dodici mesi, per l’acquisizione o il mantenimento di autonomia personale nel proprio contesto di vita, a favore di persone anziane e di persone disabili in condizione di non autosufficienza e a forte rischio di esclusione sociale.

♦ Reddito ISEE di riferimento: fino a 10.000 euro

♦ Decorrenza: dal 1 dicembre 2015

♦ Modalità di acceso: due avvisi pubblici regionali

♦ Destinatari (stima su base annua): circa 1.000 famiglie

♦ Requisiti: residenza in Lombardia da almeno 5 anni

PROGETTO DI INSERIMENTO LAVORATIVO (PIL) -

Contributo economico di 300 euro al mese, per un periodo di massimo 6 mesi, per favorire l’inserimento o il re-inserimento lavorativo attraverso attività di orientamento, formazione, ricerca attiva del lavoro.

♦ Reddito ISEE di riferimento: fino a 18.000 euro

♦ Decorrenza: dal 15 ottobre 2015

♦ Modalità di accesso: a sportello attraverso Dote Unica Lavoro

♦ Destinatari (su base annua): 5.000 persone

♦Requisiti: disoccupati da oltre 36 mesi, che non fruiscono di alcuna integrazione al reddito e si trovano in una condizione di difficoltà economica. 

Stranieriinitalia.it

 

Devo chiedere il ì ricongiungimento con mia moglie che si trova in Colombia. Quanto tempo ci vorrà per avere il nulla osta? E per il visto? Che succede se non mi rispondono? 

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La domanda per ricongiungimento familiare deve essere inviata telematicamente allo Sportello Unico per l’immigrazione del luogo in cui si dimora, dopo essersi registrato nell'apposita sezione del sito del Ministero dell’Interno e utilizzando il modulo pubblicato nella sezione dedicata “Ricongiungimenti familiari”. Una volta inviata la domanda il sistema telematico provvederà a rilasciare una ricevuta certificante data e invio della domanda. 

Lo Sportello Unico acquisirà il parere della Questura sulla insussistenza dei motivi ostativi all'ingresso del familiare nel territorio nazionale e, una volta ottenuto il parere positivo, convocherà il richiedente per il rilascio del nulla osta e la consegna della documentazione relativa al reddito e all’alloggio. Una volta ottenuto il nulla osta da parte dello Sportello Unico, il familiare potrà recarsi presso il Consolato italiano per richiedere il rilascio del visto, previa esibizione della documentazione attestante il rapporto di parentela o coniugio. 

Quali sono i tempi? 

Dalla data di invio della domanda decorre il termine di 180 giorni previsto dal Testo Unico per l’Immigrazione, per il rilascio del nulla osta o per il rigetto della domanda (art. 29 comma 8) da parte dello Sportello Unico. Il Consolato italiano ha invece 30 giorni per rilasciare o negare il visto di ingresso. Se lo Sportello Unico o il Consolato richiedono un’integrazione della pratica, il termine di interrompe e ricomincia a decorrere dal giorno del deposito della documentazione integrativa. 

Se passano più di 180 giorni la domanda può considerarsi accolta?  

Decorso inutilmente tale termine senza che lo Sportello Unico abbia provveduto ad adottare il provvedimento di rilascio o diniego del nulla osta, il richiedente ha solo il diritto di sollecitare l’ufficio a rilasciare o negare il nulla osta. Il silenzio dello Sportello Unico, infatti, non determina l’accoglimento automatico della domanda, così come invece era prima della modifica delle disposizioni in materia di ricongiungimento familiare avvenuta nel 2009. 

Il testo previgente, infatti, consentiva al familiare per il quale era stato richiesto il ricongiungimento, di recarsi direttamente al Consolato italiano e richiedere il visto se lo Sportello Unico non aveva concluso il procedimento nel termine di 90 giorni (oggi 180). 

Attualmente il richiedente può solo sollecitare l’ufficio a provvedere e in casi più urgenti, provvedere con una diffida ad adempiere. 

Avv. Mascia Salvatore

Italianera! 

Lidia Carew è una ballerina. Di colore, nata in Italia da mamma napoletana e papà nigeriano. Ha aperto una pagina Facebook che è già un caso: Italiana. L'Italia è una società differente, in cui racconta come, con la sua pelle, ha dovuto ancora lottare contro tanti stereotipi. Ma ce l'ha fatta perché, dice: "allo specchio da bambina mi sono sempre vista italiana, ed è con questi occhi che adesso mi muovo".

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Lidia Carew ha 26 anni ed è nata a Udine. Mamma napoletana, papà nigeriano. Il racconto della sua storia inizia così: «Sai, io non so proprio cosa significhi "non essere italiani"». Lei non lo sa cosa significhi, in effetti. Si sente italiana, e con un certo orgoglio.

La nonna voleva “sbiancarla”

La sua pagina Facebook ha cambiato nome da qualche mese: Italiana. L'Italia è una società differente. È una bella definizione ed è il frutto del suo percorso personale. Ma è anche la base del suo futuro, che ha i piedi in certi ricordi del passato: la nonna materna che l'amava moltissimo e le diceva «tu sei bellissima ma se non avessi la pelle nera saresti perfetta»; la stessa nonna che le faceva il bagnetto grattando forte con la spugna su quella pelle, magari la macchia nera sarebbe andata via...; il ragazzo che le piaceva e che l'ha respinta per quel colore della pelle, la costante ricerca di conferme.

A New York per insegnare italiano

Poi è arrivata l'accademia di danza a Milano e la scoperta di un talento: Lidia è una performer, una ballerina. E continuerà così, alla Alvin Alley di New York, con grandi artisti che non possono credere all'inizio che con quella pelle nera lei gesticoli e rida come un'italiana.

Il caso ha fatto il resto. «Ero appena arrivata a New York e ho risposto a un annuncio: un uomo cercava una baby sitter che parlasse italiano perché la moglie era italiana. Io ero italiana, con la pelle nera e studiavo danza. Ero perfetta perché ero come sua figlia, la bambina a cui avrei dovuto far compagnia». Quell'uomo è un coach che l'ha resa anche forte e consapevole.

Le etichette vengono da noi, non dagli altri

Lidia, dopo quei giorni sale sul palco senza più cercare conferme negli altri prima di iniziare la sua performance. Non deve dimostrare più di essere all'altezza anche se ha la pelle nera e conosce l'Italia come fosse la sua patria. È la sua patria.

E lo dirà anche quando torna in Italia dopo 6 anni. Quando ha tenuto un workshop a Udine, davanti a una ragazza "bianca" che piange perché vuol fare la ballerina di danza classica ma è troppo alta. E lo ha detto durante la Ted Talk che ha tenuto all'università Bocconi di Milano: un manager di Linkedin di origine ecuadoregna confessa di iniziare i suoi meeting dicendo sempre "scusate per il mio italiano". «Ognuno vive con uno stereotipo che crede essere un limite. Questa visione però è solo quella che ricevi da fuori e se vivi per convincere gli altri che certe etichette non ti si addicono non serve. Io allo specchio da bambina mi sono sempre vista italiana, ed è con questi occhi che adesso mi muovo».

Tanti italiani con la pelle nera

Lidia è tornata dall'America per lavoro e reciterà in Mephisto di Luca Micheletti con Federica Fracassi, Michele Nani e Massimo Scola (fino al 22 novembre al teatro Stabile di Brescia e poi dall'1 al 13 dicembre al teatro Franco Parenti di Milano): avrà la parte di Juliette, una ballerina nera ma tedesca che non è riuscita nella sua carriera in uno spettacolo dove, per far carriera, c'è chi vende l'anima al diavolo. «Sono tornata dopo 6 anni e ho trovato un'Italia piena di storie come la mia, ci sono tanti italiani ormai che hanno pelle di colore diverso e una fortissima identità italiana, per questo l'Italia è una società differente». Queste idee le condivide in quella pagina Facebook e sono sempre di più le persone che la contattano.

Lidia ha casa a Udine, dove ci sono mamma, papà e i tre fratelli, ha avuto nel frattempo due ragazzi italiani (e "bianchi"), vive per lavoro tra Milano e New York, e ha una nuova pelle. Che trasuda felicità, senza incertezze. «Io amo il mio paese». E va sul palco.

Progetto "Multisport"! 

Come imparano l'italiano i giocatori provenienti dagli altri Paesi? Ce lo spiega il dott. Siebetcheu 

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Il calcio è una lingua internazionale, ma conoscere la lingua del paese in cui si gioca rappresenta un'arma in più per qualsiasi giocatore. Ce lo spiega il dott. Raymond Siebetcheu*, titolare di un assegno di ricerca all'Università per Stranieri di Siena. Siebetcheu segue dal 2012 il progetto "Multisport" (coordinato dai professori Massimo Vedovelli e Andrea Villarini), dedicato all'immigrazione coniugata allo sport italiano, che si prefigge di analizzare le dinamiche linguistiche e culturali nell'ambito delle migrazioni sportive e il loro impatto nella scuola e nella società italiana. n tema, questo, ancora di nicchia in Italia.

TANTI STRANIERI -

Con un campionato come la Serie A composto per circa il 60% di calciatori stranieri, l'apprendimento dell'italiano diventa fondamentale quasi come saper applicare il fuorigioco o fare una diagonale difensiva. "Molte squadre si sono attrezzate in questo senso -spiega il dott. Siebetcheu- e, nell'ambito della mia ricerca, ho potuto riscontrare che alcune, come Roma e Udinese, sono particolarmente all'avanguardia sotto questo punto di vista. Ci sono dei corsi mirati per i loro calciatori stranieri, che ne facilitano l'inserimento". Sapere cosa vuole da te l'allenatore è vitale per potersi ritagliare un ruolo da titolare, e a fare la differenza rispetto a un classico apprendente è soprattutto il fattore tempo. "E' l'elemento distintivo principale -dice ancora Siebetcheu- Perché un calciatore ha fretta di imparare la lingua del paese in cui gioca, possibilmente con lezioni giornaliere di brevissima durata, mentre uno studente è disposto a seguire lezioni di lingua con calma e per più ore al giorno. Il giocatore deve capire le indicazioni dell'allenatore, ma anche confrontarsi con i compagni di squadra. C'è poi spesso la necessità di poter capire e poi rispondere adeguatamente alle domande dei giornalisti, e quella di costruire un buon feeling con i propri tifosi".

LUCIO E LA LAVATRICE -

"Il calcio, a livello di comunicazione non verbale, può essere una lingua comune -aggiunge-, ma al calciatore serve una minima competenza linguistica per potersi sentire veramente a proprio agio. Per ottimizzare i tempi, gli strumenti didattici usati per l'insegnamento dell'italiano, come quelli che stiamo sperimentando, devono essere mirati all'ambito lavorativo che, in questo caso, riguarda il campo da gioco". In questo senso Siebetcheu ricorda un episodio riportato alcuni anni fa sul sito del Goethe Institut dove si legge: “quando il brasiliano Lucio [ex difensore di Bayer, Bayern, Inter e Juve], militava nel Leverkusen, prima di una lezione di tedesco vide la foto di una lavatrice nel manuale che avrebbe usato per imparare il tedesco, disse (al docente): 'mi conceda una piccola pausa' e non ritornò in classe. E' necessario fornire ai calciatori professionisti dei sussidi didattici capaci di motivarli”. "Molti giocatori preferiscono imparare le lingue attraverso la conversazione per sviluppare la produzione e la ricezione orale di cui hanno urgentemente bisogno -continua Siebetcheu- e affrontare la produzione e la ricezione scritta in un secondo momento. In questo senso, è opportuno partire dal lessico legato al calcio in modo che i giocatori si inseriscano velocemente nella squadra e superino le barriere linguistiche che si possono verificare durante gli allenamenti e le partite".

IMPARARE ALLENANDOSI -

Siebetcheu ha sviluppato alcune strategie didattiche per facilitare l'apprendimento della lingua italiana da parte dei calciatori stranieri, e li sta applicando con la squadra 'Migranti San Francesco' di Siena, composta da soli richiedenti asilo, che gioca a livello amatoriale. "La differenza tra questi ragazzi rispetto ai calciatori professionisti è legata soprattutto al fatto che non devono far i conti con la pressione mediatica che contraddistingue i professionisti. Ma lo statuto giuridico incerto dei richiedenti asilo ci suggerisce che servono delle strategie mirate per fare sì che anche loro possano imparare divertendosi partendo dai loro bisogni linguistici e affinché l'apprendimento linguistico non sia un peso o una barriera nel loro processo di integrazione. Naturalmente questo percorso può essere applicato anche nelle scuole tenuto conto della passione per il calcio da parte dei ragazzi e della necessità di stimolare lo studio delle lingue straniere”.

PAROLE IN GIOCO -

Quella di imparare allenandosi sembra quindi essere il metodo più efficace: "ho elaborato, finora con risultati soddisfacenti, diverse attività ludiche attraverso dei giochi linguistici durante gli allenamenti. Questi giochi consentono di sviluppare contemporaneamente tanto le quattro abilità linguistiche (parlato, ascolto, lettura e scrittura) quanto le abilità tecnico-calcistiche. Ad esempio in riferimento al gioco linguistico 'le parole in gioco', utilizzo dei palloni con sopra le lettere dell'alfabeto. Vengono composte delle squadre di due-tre elementi che devono comporre nel minor tempo possibile parole legate a un campo lessicale ben preciso. Se ad esempio si lavora sulle parti del corpo i giocatori sono chiamati a scrivere correttamente parole come "mano", "piede", “petto”, ecc. Vince la squadra che ci riesce per prima. In questo gioco linguistico si lavora quindi sulle capacità condizionali come la velocità e la rapidità dei movimenti. Un altro gioco linguistico, che all'Arsenal chiamano Language Crossbar Challenge, consiste nel chiedere ai giocatori di esprimersi su alcuni temi, ad esempio presentarsi, indicare i propri gusti, ecc., e successivamente andare a calciare un rigore senza portiere con l'obiettivo di colpire la traversa. In riferimento alla presentazione, il giocatore deve dare una serie di informazioni su se stesso (nome, età, lingua, ecc.). Ad ogni informazione data deve seguire un tentativo di colpire la traversa con il pallone. In questo gioco l'abilità tecnica sviluppata è il tiro e la precisione”.

QUESTIONE DI MOTIVAZIONE -

A fare la vera differenza però, come spesso accade, è la motivazione. "Alcuni giocatori professionisti non parlano l'italiano anche dopo alcuni anni che giocano in Serie A? -commenta Siebetcheu- Ovviamente c'è chi ha più difficoltà perché, ad esempio, per un ispanofono è più facile imparare l'italiano rispetto ad un arabofono. Tuttavia, il vero problema non è solo legato alla tipologia linguistica, ma a vari fattori tra cui la motivazione. I calciatori professionisti hanno spesso qualcuno che li aiuta a sbrigare le pratiche amministrative e logistiche quotidiane. Non dovendo quindi affrontare sfide comunicative nella società, alcuni calciatori preferiscono accontentarsi della conoscenza linguistica che serve per il loro lavoro in campo. Da cui l'importanza dei percorsi didattici ludici, che proponiamo, capaci di incrementare la motivazione per la lingua e di fare dell'allenamento un luogo di apprendimento linguistico". Tutto il contrario quando conoscere l'italiano è indispensabile per ottenere un visto per l'Italia e integrarsi nella società: "In molti paesi africani, tra cui il Camerun, i ragazzi studiano l'italiano con una motivazione fuori dal comune che consente loro nel giro di sei mesi di avere un adeguato livello di conoscenza della lingua italiana per continuare gli studi in Italia". Una lezione, questa, che può valere più di un gol.

CHI E' RAYMOND SIEBETCHEU? 

*Raymond Siebetcheu è titolare di un dottorato di ricerca in Linguistica e Didattica dell'Italiano a Stranieri, conseguito presso l'Università per Stranieri di Siena. Nella medesima università collabora con le cattedre di Linguistica educativa e di Teoria della mediazione. E' inoltre docente a contratto presso l'Università di Dschang in Camerun. E' in possesso della qualifica di Istruttore di Scuole Calcio. 

(Video) 

http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/2015/10/26-5318500/parla_come_calci_litaliano_e_i_calciatori_stranieri/ 

Mattia Mallucci

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